KISSO, VIA FIRENZE, ROMA

RECENSIONE DI CHEZ SBARDE’

Mettiamo subito le cose in chiaro. Io a Kisso ci voglio troppo bene. Se poi la recensione ne risente, amen.
Kisso è il mio ristorante giapponese di fiducia da 10 anni e spicci. Da quando, cioè, aprì i battenti nel 2001. Da allora me ce so’ fatto tali e tante magnate da suscitare il rispetto di camerieri, cuochi, avventori e proprietari (soprattutto i proprietari, visto che j’ho praticamente pagato er mutuo).

LOCALE. Arredamento semplice e moderno, a tratti minimalista, come da tradizione giapponese. All’entrata la porta automatica vi da il benvenuto (in giapponese) e all’uscita vi ringrazia (sempre in giapponese). Davanti al bancone si trova un espositore con un ricco assortimento di plastic food che già di per sé fanno tajà. Il pian terreno è quasi interamente occupato dal nastro trasportatore. Kisso infatti è stato uno dei primi locali a Roma a proporre il Kaiten-zushi: i cuochi in batteria sfornano robba su robba che viene servita in piattini posizionati sul nastro trasportatore. Specialmente a pranzo (quando è pieno de gialli) sul nastro scorre un’orgia di piattini pieni di sushetti, tenpurine, gyozetti, yakitorucci e ogni tanto pure la fruttina e la panna cotta. Il secondo piano è adibito a ristorante e ha una sala con arredamento giapponese: tavolino basso e tatami. Le scarpe rigorosamente fuori. Astenetevi se vi puzzano le fette.

MENU’. A pranzo c’è il menù fisso. Con 13 EURI magni: una ciotolona di Chirashi-zushi, zuppa di miso, un po’ di salmone, insalata e frutta. Per una persona normale basta, uno scrondo ci aggiunge un paio di piattini al Kaiten (3 EURI l’uno), una boccia d’acqua e con 20 EURI si è attrippato. La selezione à la carte è comunque disponibile.

CIBO. Sushi e sashimi in gran quantità e varietà sono ovviamente sempre disponibili. Ok, manca il tonno perché di solito finisce a pranzo, ma non è un dramma (tranne per Ska ma lui è un rompipalle). Presenti all’appello anche gli evergreen: Yakitori, Tenpura, Tonkatsu e pure un paio di Ramen e lo Yakimeshi (simile al riso cantonese ma più bòno). Per lo scrondo che non dovrebbe chiedere mai ma che invece continua a chiede, chiede, chiede, c’è l’ottimo e abbondante Katsudon. Infine, se siete di umore satirico, prendete l’Onigiri, meglio noto come ‘la polpetta de Sampei’. Sul menù non c’era, poi visto che glielo chiedevo sempre e gli altri clienti si aggregavano, alla fine l’hanno inserito (calcola).

BEVANDE. Ci sono ottimi vini bianchi (italiani), il Sakè caldo e freddo, il tè verde e la birra giapponese Asahi, buonissima.

SERVIZIO. In più di due lustri di entusiastica frequentazione ho visto passare tanti camerieri. Cinesi, giapponesi, mezzi cinesi, mezzi giapponesi. Molti bravi, altri meno svegli, alcuni ritardati. Ma tutti figli del Signore.

PREZZI. Quando ha aperto c’era ancora la Lira. Dopo il passaggio all’EURO i prezzi sono rimasti gli stessi. Ciò che costava 12 sacchi mo’ costava 6 EURI. E da allora molto poco è cambiato.

ANEDDOTI. Da Kisso c’ho sverginato almeno 15 persone,  gente che prima non aveva mai mangiato giapponese (brutte pippe). Compresi KeBob, Crapulona, Ska e Fido. E pure mamma, papà, l’ingegnerissimo (a.k.a. mi’ fratello) e persino mi’ nonna (che s’è imparata subito a usà le bacchette). Ne avemo fatte de tutti i colori.

Aneddoto 1. Vado con Ska e Fido. Ska assaggia per la prima volta i Maki. Io: “Come so’?” Lui: “Le alghe puzzano. Me portate er limone?”. Dopo due settimane torniamo da Kisso. Ska (con un atteggiamento alla Zampetti): “La prossima volta andiamo in un altro ristorante. Ci sono già andato coi colleghi. Hanno il menù fisso: con 12 EURI ti danno 6 Maki e 8 Nigiri”. Io: “Ma come, le ‘alghe puzzano’, ‘portateme er limone’, e mo’ te magni  Maki e  Nigiri e fai er fanatico coi colleghi? Sei un FACCIA DE MERDA!”

Aneddoto 2. Io: “Qui spendiamo sempre 50 EURI a coccia. Stavolta basta cibi sciscì tipo il Tenpura, puntiamo su piatti concreti, come il Katsudon, così  magnamo de più e spendemo de meno”. Ska e Fido: “Ok”. A fine cena arriva il conto: 75 EURI a cranio. Io: “Come avemo fatto?”. Ska: “Magari quelle tre bottiglie di Coda di Volpe da 20 EURI a boccia se le potevamo risparmià. Vabbè, cameriere, ci porti il Sakè? Caldo”.

Aneddoto 3. Sono al tavolo con Kebob, Andrea Lamichetto e Zingaro. Di fianco a noi un tavolo con della brava gente: 2 coppie sui 55-60. Noi ordiniamo: una sdraiata di sushi, 4 Katsudon, 4 Yakitori, 2 Tenpura di gamberi, 2 porzioni di pollo fritto, 4 porzioni di salmone alla griglia, 4 Onigiri. Al tavolo accanto, la brava gente aveva preso solo un gran misto di sashimi. Uno dei signori, che continuava a guardarci ordinare, ci fa: “La prossima volta vengo a cena co’ voi. Questi nun se magnano un cazzo!”. Noi: “Avhojha!”.

Aneddoto 4. Sempre io, Fido e Ska a cena. Al tavolo dietro di noi una cafona che fa ‘la vissuta’ con quei quattro rifiuti umani dei suoi amici. Dopo aver chiesto il ‘Ginger’ (ma chiamalo zenzero, idiota) racconta, a voce troppo alta e con dovizia di particolari, di quella volta che è andata a letto con un 70enne olandese ricchissimo. Già sta cosa a noi ce fa alquanto vomità. Per fortuna finisce di cenare e si alza, vede Fido che si sta sgricilando un Onigiri e gli fa: “Forte! Che ti stai mangiando?”. Fido: “Ma saranno cazzi mia?”.

VOTO: 8 (Non sarà il miglior jappo di Roma ma è in assoluto il nostro punto di riferimento).

Sito WEB: http://www.kissojapanese.net/

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