MANGIARE (MALE) A MADRID 2

Colpo di scena. A Madrid capita anche di non riuscire a mangiare bene, sappiatelo. Certo, tocca veramente andarsi a cercare il locale sbagliato col lanternino, o meglio, agli altri potrebbe succedere così, a me invece è bastato ascoltare i consigli insistenti di KeBob per finire a cenare in un ristorante tanto famoso quanto deludente: Casa Botìn.

Non che KeBob avesse già assaggiato la cucina di questo antico locale madrileno, diciamo piuttosto che ne aveva sentito parlare, e da chi? Da quel sallucchione pelato americano che va in giro per il mondo in bermuda a mangiare vermi crudi cavati dagli alberi, pulcini lessi ancora nell’uovo, palle di mammifero in brodo, teste di agnello abbrustolite e altre leccornie, spacciandole per prelibatezze. E ti pare che se cotanta sicumera gastronomica mi consiglia un locale a Madrid io non ci vado a mangiare? Eh.

Pertanto, mentre a me non passava neanche per l’anticamera del cervello di provare il cochinillo asado, il caro KeBob ha insistito tanto fino a che non ha convinto me e la mia compagna di viaggio ad andare a provare questo particolarissimo ed assolutamente tipico piatto spagnolo: il maialino al forno.

Localizzata nel quartiere più antico e a mio parere più bello della capitale, Casa Botìn è un antichissimo ristorante che pare risalire addirittura al 1700, quando, come taverna, permetteva ai mercanti di passaggio di rifocillarsi e riposarsi prima di proseguire il viaggio attraverso la Spagna, e c’è da dire che gli arredi sono rimasti quelli di allora, piastrelle e scale incluse.

I camerieri mi sono sembrati meno vecchi della struttura, molto gentili e poliglotti, così come i menù, disponibili in varie lingue (italiano incluso), segno assolutamente patognomonico della turisticità del luogo, associato alla folta presenza di europei e asiatici (leggi cinesi) nonchè segnale lampeggiante ed acustico della poco economicità della situazione.

Riuscire a spiegare la nostra faccia alla lettura, in italiano ed in euro, dei prezzi dei piatti è veramente difficile, per cui non ci provo neanche, sappiate solo che c’è presa a ridere, istericamente.

Un’insalata lattuga (300 gr) e pomodori (2) erano € 9.50, mezzo litro di vino della casa € 11,50, ho pensato fosse del 1700, un’ottima annata. Passiamo al maialino, arrosto, € 26,50, crudo non me la sono sentita di chiederlo.

Forti della scarsa fame abbiamo deciso di ignorare tutto il resto della carta e insomma, considerata la premessa economico-finanziaria, abbiamo pensato che per avere un costo del genere il maialino, come minimo, avrebbe dovuto pesare tra i 7 e gli 8 kg, dimodochè avessimo potuto riportarne un po’ anche a casa, nel trolley su Ryanair. Inoltre, avrebbe dovuto contenere al suo interno almeno del jamon serrano, un paio di kg, qualche bottiglia di sangria e, possibilmente, 3 o 4 porzioni di paella, artigianale.

E invece ci portano questo:

non credo sia necessaria alcuna descrizione, la foto rende e soprattutto mi evita il turpiloquio. Ah, la premessa che mi avevano fatto era che la cotenna andava assolutamente mangiata, era il bello del piatto, la sua tipicità, come se il maiale al forno lo sapessero fare solo loro, 300 anni per impara’ a coce un porcellino, boh.

Le patate poi sono la cosa più divertente, 3 per ogni piatto, 3 patate al forno. Roba che neanche a Mandela in carcere.

Abbiamo finito la cena ebbre, un po’ per dimenticare il pasto e un po’ per non lasciargli undicieuroemezzo di vino, assolutamente schifoso, per cui, un consiglio, se vi capita di andare a Casa Botìn il rosso prendetelo del XIX secolo, è meglio.

Voto: 5 + perchè si può prenotare

http://www.botin.es/web/?q=it

non v’ammazzate a cercare i prezzi nella carta dei menù, le volpi non ce l’hanno messi.

pandizenzero por vosotros

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  1. Ammazza quanta acredine.
    Sembrano le recensioni de Landrini (mi hanno costretto……non ci volevo andare…….).
    La prox volta tutti da Peppe ai Gerani, nun te danno il tavolo, c’è più casino che al Pascià de Rimini, te tirano la pizza in faccia (e rimbalza pure).
    Però, oh, co’ 8 sacchi ce ceni.

  2. non è necessario arrivare a tanto, basterebbe un ristorante meno pubblicizzato, dove si mangia MEGLIO e magari di più per quei 40 euro.
    non capisco perchè voi potete distruggere una pizzeria a mio avviso carina (come mangianapoli) e io invece non posso dire che due pezzettini di maialino al forno con 3 patate in croce sono ridicoli, specie per 26 euro.
    c’è della misoginia nelle vostre parole.

  3. Avoja! Amo la misoginia.
    Cmq non ho distrutto mangianapoli (j’ho dato 5,5).
    E visto quanto te fanno pagà la pizza a Largo Agosta so’ ridicoli, e tanto, pure loro.

  4. a parte che distruggi quello che te pare. a parte che se me citi nell’articolo che te rispondo è il minimo. a parte che abbiamo gusti differenti quindi che non me fido del tuo parere sul maiale è normale, come non me fiderei del tuo parere sul baccalà e sui effascioli….

    a parte che buh pe te, cazzo c’entra la misoginia….

    mangianapoli me piace come napoli.

  5. la prossima volta voi andate a mangiare il maialino da botin, mentre io torno al mercato di san miguel ad affogarmi con i crostini di gambero e tonno.
    poi ne parlo.

  6. La prossima volta ci andiamo senza di te puppappero
    E cmq sta cosa della misoginia nun se po’ sentì.
    Sembrana cosa detta dalla Santanchè.
    Ma che per caso de recente hai visto raidue?

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