YAKINIKU, VIA DEL PIGNETO 207-209, 00176, ROMA

RECENSIONE DI CHEZ SBARDE’

– Sai che a Roma c’è un locale che fa lo Yakiniku?
Dice: Che è lo Yakiniku? Un altro di quei cibi etnici che ti piace tanto? Tipo i Blini, lo Tzatziki o Gatto Panceri? Ah, no aspè! Non è tipo la mafia giapponese?
– Quella è la Yakuza. No, Yakiniku significa ‘Carne Grigliata’ ma sulla griglia ci si fa anche pesce e verdura. Come dire: ‘Barbecue Giapponese’.
Dice: E allora parla come magni!
– A parte che parlo un po’ come me pare. Eppoi magno spesso giapponese quindi…
Dice: Vabbè ma ‘ndo sta sto ristorante?
– Al Pigneto.
Dice: Ma se la braciolata se la famo a casa? Che so: bistecchina, bruschetta, saveciccetta, coscetta de pollo….
– Ammazza, oh, m’hai proprio convinto. Appiccia la carbonella e aspettame. Me raccomando, eh, aspettame che stoppevvenì!

LOCALE: Lo Yakiniku apre i battenti al Pigneto un paio di anni fa, grazie all’intuizione del titolare che, dopo un’esperienza in Giappone come rappresentante di aziende vinicole, ha deciso di puntare sull’esclusiva, proponendo il primo ristorante di Roma in cui è possibile mangiare la tipica grigliata alla giapponese. Il locale ha diverse sale: quella interna dotata dei tradizionali tavoli ‘Shinpo’ con al centro il braciere e quella esterna che dà il meglio di sé anche come Lounge Bar o sala Aperitivi. In più, essendo aperta, può essere usata come ripiego d’emergenza per i commensali che se stanno a fumà sotto. L’arredamento è sobrio ed elegante, come si attiene allo stile nipponico, e traspare una grande attenzione per suppellettili, ceramiche e stoviglie originali giapponesi.

MENU’: Sushi e Sashimi li conosciamo tutti. Bòni, vero? Ma lo Yakiniku ha un taglio volutamente diverso ed esplora i rami della cucina giapponese un po’ meno noti, perlomeno al grande pubblico. Quindi Yaki Gohan (riso saltato), Udon (grossi noodle di grano) e Soba (tagliatelle di grano saraceno)  fanno bella mostra sulla carta. Affiancati da una sempre gradevole scelta di Age (ergo i fritti, primo tra tutti il Tenpura), ravioli Gyoza e pietanze Teppan. Menù decisamente variegato con forse troppe scelte che potrebbero confondere i meno avvezzi. Tutti i piatti sono preparati al momento nella cucina a vista.

Yaki Udon con Manzo e Julienne di verdure

Soba ‘fredda’

CUCINA FUSION: Qui la cosa se fa interessante. Oltre allo Yakiniku il ristorante si distingue per la rivisitazione in chiave fusion dei piatti tradizionali giapponesi, con incursioni in sapori e profumi del Mediterraneo ma non solo. Faccio un esempio che sennò pare che me parlo addosso. Oltre a degli ottimi Yaki Udon (Udon saltati) con manzo, saporiti, profumati e bastevoli nel quantitativo, abbiamo assaggiato una deliziosa Soba fredda (piatto del giorno) con calamari, gamberi e moscardini e, udite udite, pesto di rucola e riduzione di agrumi. Accostamenti equilibrati, materia prima fresca e preparazione espressa: pollice in su. Generoso anche il Tataki di tonno in crosta di pistacchi (accostamento classico), con crema di avocado (accostamento fusion). Il tonno è stato votato migliore in campo dalla giuria dei Michetti.

YAKINIKU: Ce semo andati apposta. Il ristorante offre diversi menù degustazione (per 2/3/4 persone): mono carne, mono pesce, mono verdura o misto. In più è possibile ordinare anche singole pietanze (gamberoni, straccetti di pollo o anche manzo Kobe).

Carne e pesce sono serviti in piccole strisce che i commensali cuociono sulla griglia al centro della tavola. Ognuno può seguire la cottura del proprio sfrigolante pezzetto di ciccia – se a cucinare siete delle emerite capre delegate un amico – per poi mangiarselo con le salsette della casa.

Ovviamente abbiamo preso il menù con più roba che offriva: petto di pollo, piuttosto ordinario; pollo marinato, saporito; tonno, buono; salmone, migliore in campo; manzo marinato, ottimo; spiedini di calamaro, eccellenti con la salsa piccante; e spiedini di moscardini, deludenti perché non adatti alla griglia e decisamente lunghi e difficili da cuocere. Il tutto era accompagnato da riso bianco. Niente verdura, non semo mica pecore!

BEVANDE: La cantina dei vini è ovviamente ben fornita. In più è presente una selezione delle più famose birre giapponesi e anche qualche bella birra artigianale.

DOLCI: Lo Yakiniku non propone quei fottuti dolcetti giapponesi a base di fagioli! Per il titolare Hip Hip Urrà! Niente Manjū, niente Mochi, niente Yōkan ma sbriciolate e millefoglie, un toccasana per l’animo dell’uomo moderno schiacciato dal peso della vita. Abbiamo testato la dolcissima sbriciolata con chantilly, marmellata di pere e fichi freschi e il millefoglie con cioccolato e rhum. Sublimi entrambe.

SERVIZIO: Il titolare illustra il menù, serve al tavolo e ovviamente consiglia gli abbinamenti col vino. Si vede che ama il suo lavoro. Il personale di sala è attento, disponibile e solerte.

PREZZI: Bisogna distinguere. Per il cibo il prezzo è giusto: la materia prima è di buona qualità, i piatti sono ben conditi e le porzioni soddisfacenti. Le bevande, invece, menano. Il prezzo della Asahi da mezzo litro ci ha sturbato. Anche le acque – da 0.75 – non sono a buon mercato. C’è però da dire che alla fine ci hanno offerto ciambelline al vino, tozzetti e ‘hantuccini con vino bianco liquoroso. Gesti che fanno piacere.

Abbiamo speso 50 EURI a coccia. Una persona normale con 35 se la cava.

VOTO: 8

SITO web: http://www.yakiniku.it/

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