IL CILENTO ED ALCUNE COSA DA MANGIARE

Dossier a cura di PANDIZENZERO

Ci tengo, son toscana, trapiantata a Roma, ma per me il Cilento è un carissimo rifugio, uno di quei luoghi non collocabili nel tempo dove trascorrere giornate oziose a scrollarsi di dosso i numerosi giorni di lavoro, lo stress del traffico cittadino, lo spread, la Santanchè, Belen e quel pupazzo che si porta appresso.

Ormai la mia vacanza (ahimè sempre più breve) nell’entroterra del golfo di Policastro è una necessità, generalmente soddisfatta un paio di volte all’anno, una delle quali ad agosto, quando il ritorno nella casa dove è nata mia madre e che adesso le appartiene, si tramuta in un piacevolissimo amarcord, di giochi a nascondino, di zuppa con fagioli corallo e patate, di tavolate rumorose e notturni panini pomodoro e maionese.

E’ chiaro che questo mio mini-reportage sarà quasi interamente dedicato al cibo, primo per ovvi motivi di linea editoriale (ahahahahah questa fa ride), e poi perchè quando capito al paese non c’è scampo, io provo a sfuggire, cerco persino di farmi venire disturbi gastrointestinali od infiammazioni della bocca, provo a chiudermi in casa fingendo malditesta e cicli mestruali, ma niente, LORO mi vengono a cercare e mi fanno sedere a tavola costringendomi a mangiare. Sono gente pericolosa.

E potrei parlarvi della subbersata, dei casicavaddi, dell’arrusto o delle zeppule, ma non lo farò.

Vorrei parlare piuttosto del parente prossimo più “matto” che ho in famiglia, il quale è già stato citato in uno dei miei deliri, lo zio Michele,e  che rappresenta sicuramente una delle persone più aperte, gastronomicamente parlando, che io conosca. Sempre considerando le origini ed il nazionalismo spinto.

Lui sperimenta, aggiunge, sottrae, raccoglie, coltiva, crea accettando suggerimenti e soprattutto dando corda a chi, come me, ne farebbe una al giorno.

Lui produce tutto ciò che mangia, dagli ortaggi alla frutta, dalle erbe aromatiche all’olio, dalle galline ai maiali, ha da poco  un paio di arnie per produrre qualche barattolo di miele millefiori e della propoli e qualche pecora affidata ad un pastore della zona per mangiare del formaggio come piace a lui.

Ha un forno a legna dove la moglie (altra fighissima figura familiare) cuoce un pane saporito e morbido, di farina integrale, abbinato ad una pizza home-made altrettanto integrale, con la salsa di pomodoro fatta in casa (che più buona non esiste) e del caciocavallo tagliato a cubetti da far impazzire.

Ma ciò che ha sconvolto la vita alimentare dello zio in questi giorni è stata una mia sortita, un commento a proposito delle marmellate che spesso si abbinano alla consumazione dei formaggi. Come è  normale che sia, in luoghi dove la tradizione gastronomica (e non) è ben radicata, difficilmente si accettano ed apprezzano innovazioni, specie se particolari o poco ortodosse, ma siccome lo zio è alternativo, ha voluto che preparassi una composta di cipolle, chiaramente nostrane.

Ingredienti per 5 piccoli barattoli di composta di cipolle bianche:

  • 2 grosse cipolle bianche
  • 4 pere
  • 1 limone
  • 250 gr di zucchero
  • acqua q.b.

In una pentola mettete a cuocere le cipolle lavate, sbucciate e tagliate, l’acqua, il succo di un limone e le pere (con la buccia, mi raccomando!). Lasciate che la cottura porti ad ammorbidire totalmente le cipolle, girando di tanto in tanto, dopodichè lasciate raffreddare e passate nel robot (io avevo a disposizione il mitico Bimby, ma se non ce l’avete COMPRATELO).

Deponete la composta nei vasetti e tenete da parte per accompagnare piatti a base di carne, specie se di maiale, formaggi  ed eventualmente qualche tartina.

A questo punto non mi resta che invitarvi a visitare questo posto, vasto e ricco, con alte vette (il Monte Cervati è la cima più alta della Campania con 1898 m) ed un mare stupendo, da Marina di Pisciotta  a Marina di Camerota, da Palinuro a Scario, con un parco naturale, quello del Cilento e Vallo di Diano, assolutamente suggestivo, con piccoli borghi deliziosi (Teggiano, Padula, Sanza) che hanno molto da offrire artisticamente parlando. Un cenno va anche alla gente del luogo, che spesso prenderei a bastonate sui denti per la mediocrità e l’arretratezza mentale, ma che altrettante volte adoro ed amo, in fin dei conti due di loro mi hanno generata.

Buone vacanze!

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  1. Ah, il Cilicio!
    Bei posti, so’ bei posti.
    Essere obbligato a mangiare è un’esperienza che non ho mai provato. Come il parapendio o lo yodel.
    Chissà, magari un giorno………….

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